Cellulite: come provare a combatterla a 360 gradi - Silvia Pegoraro

 

I miti da sfatare

Associare la cellulite al grasso è uno degli errori più comuni in materia.

”Dimagrisco e sicuramente andrà via”. Errore.

È pur vero che una delle cause scatenanti spesso è l’aumento di peso, ma la perdita del suddetto peso non comporta la sparizione della cellulite, il tessuto infatti rimarrà “danneggiato” mostrando quell’antiestetico avvallamento. Gli adipociti si gonfiano, il tessuto “tira” e si danneggia, quindi anche nel momento in cui l’adipe diminuirà, il problema non sarà risolto.

Per parlare di cellulite (nella maggior parte dei casi) bisognerebbe radunare un medico estetico, un endocrinologo, un angiologo, un personal trainer e un dietista. Può sembrare strano, ma non è un caso che ragazze con qualche chilo in più non abbiano neanche mezza fossetta. Siano rotonde ma non abbiano imperfezioni. Questo perché, ahimè, la cellulite è soprattutto un fattore genetico.

Fattori

Tutto ciò che diremo è riferito, soprattutto, a persone che hanno già uno stile di vita sano e si trovano al punto del “non so più cosa fare”.

Quadro ormonale

I primi ad essere imputati sono gli ormoni… l’eccesso di estrogeni. Che, non solo, sono la causa di una predisposizione all’accumulo, ma danneggiano quello che è il secondo imputato della questione: il collagene (strutture connettivali).

Circolazione

A seguire ci sono i fattori circolatori, tra cui l’ossigenazione dei tessuti e la loro infiammazione. Produrre estrogeni è normale, ma un’eccessiva quantità a discapito degli ormoni androgeni, determina la predisposizione alla cellulite e una certa conformazione fisica. Non è una malattia, è una caratteristica. Gli ormoni androgeni e GH molto bassi, più bassi nella donna media, determinano la famosa forma a pera o a clessidra (con tutte le variazioni del caso), e una propensione all’accumulo (stimolazione dei recettori alfa 2 piuttosto che i beta 2).

Gli estrogeni alti, tuttavia, non sono sempre il “demonio”. Senza di essi forse saremmo meno portate all’aumento di massa e ad avere cellulite, ma una volta acquisita la massa, sarà più difficile perderla. Siamo molto meno soggette al catabolismo, ma anche questo può essere considerato un bene, perché significherà che possiamo tranquillamente sopportare una grossa mole di lavoro senza preoccuparci che venga intaccato il muscolo. Nessun innalzamento del cortisolo. Nessuna scusa differentemente dalle nostre colleghe androgine. Si riescono a sopportare altissimi livelli di stress. Durante la menopausa, inoltre, con l’innalzamento di quegli ormoni che sono stati troppo bassi per tutta una vita, ci sarà un miglioramento fisico e non si accuseranno tutti i classici spiacevoli sintomi della menopausa. Si spera, però, di non dover aspettare la menopausa per vedersi più armoniche.

L’utilizzo del sale

Le persone soggette alla cellulite fanno un errore molto comune: evitano il sale. Non dico che bisogna leccare le saline di Trapani, ma il sale dovrebbe essere utilizzato con metodo. Senza il sale l’ormone angiotensina (amico dei famosi recettori Alfa 2) si impennerà e così anche l’aldosterone, l’ormone che fa trattenere i liquidi. Ovvio che se lo reinserirete dopo anni di cibo scondito l‘effetto iniziale non sarà piacevole. Ma passerà. L’Aldosterone, infatti, si sveglia al mattino insieme al cortisolo e quindi, se dovete ristabilizzare l’angiostenina, è consigliabile abbondare di sale e acqua soprattutto al mattino, andando poi a scalare durante la giornata. Quanto? É soggettivo.

Modificare l’assetto ormonale, con giusta nutrizione (dieta e integratori) ed allenamento non è facile. Qualcosa si fa, ma non dovrete aspettarvi miracoli. Ecco perché quando si parla di cellulite bisogna utilizzare tutte le armi possibili, comprese tutte quelle manovre per riattivare circolazione e collagene come massaggi e trattamenti rivitalizzanti. Si cura da dentro e da fuori.

Macronutrienti

Inutile dire che nella dieta è importante una buona quota proteica per muscoli e tessuti. Ma i protagonisti che regolano la produzione degli estrogeni e soprattutto che abbassano il lavoro degli alfa 2 sono i grassi. Per non parlare del beneficio di questi per l’elasticità dei tessuti. Quindi si alle diete High fat e Low carb (ho detto low non zero!!!). La famosa 40-30-30 potrebbe essere un buon compromesso.

Di fondamentale importanza è anche la qualità del cibo. Composti chimici, metalli pesanti, anti nutrienti (si, ahimè anche quelli dei legumi) per chi tende ad avere estrogeni alti, e ribadisco alti non nella media, sono davvero poco indicati. Così come tutti gli alimenti pro infiammatori come latticini e glutine. Non dico che bisogna eliminarli per sempre dalla dieta, ma che andrebbero usati con parsimonia. Forse avrete notato che negli ultimi anni persino gli uomini, a causa di determinati elementi estrogenizzanti, sono passati ad avere “sederone e cosciotte”, piuttosto che la pancetta e le “gambine da piccione”. Qualità, quindi, è la parola d’ordine. Più è “raw” e pulito è il cibo, più i nostri amici estrogeni se ne staranno buoni. Niente stimolazioni elevate di insulina. Ricariche e pratiche strong durante le quali vengono ingerite grosse quantità di glucidi tutti insieme non vanno bene. L’insulina agisce sulle proteine che trasportano nel sangue gli estrogeni (SHBG), li separa cosicché questi sono liberi e felici di girare e non andare dove dovrebbero, cioè a ricaricare il muscolo. Quindi sì ai carboidrati, fondamentali per chi si allena, ma ben ripartiti durante la giornata in piccole dosi. In poche parole, la ricarica sui soggetti ginoidi difficilmente ha l’effetto desiderato.

Veniamo ora all’allenamento.

Allenamento

È di fondamentale importanza utilizzare i pesi per stimolare gli ormoni: androgeni come GH e testosterone, ma soprattutto mantenere i tessuti vivi; infatti, a causa della famosa predisposizione alla carenza di collagene, si potrebbe andare in contro anche ad un precoce cedimento della pelle. Spesso si tende a fare molto cardio sperando che la situazione migliori, ma cardio da solo peggiora le cose. Una volta perso l’adipe, ci vuole tonicità muscolare per andare a “riempire” e tirare (tonificare) quel tessuto ceduto di cui vi parlavo. C’è un’infinita diatriba sulla tipologia di lavoro da fare in palestra.

Per anni si è creduto che lo stress, la forte produzione di acido lattico e l’acidificazione dei tessuti peggiorasse la situazione. Poi si è iniziato a valutare il ruolo dell’ossigenazione, ma soprattutto della capillarizzazione delle zone soggette (cosa che avviene con pesi ad alte ripetizioni e poco recupero) perché abbiamo detto che anche la cattiva circolazione con vasi deboli intasati è una delle cause principali della cellulite. L‘adipocita si riempie, si gonfia e i vasi sanguigni che portano nutrimento perdono di tonicità.

Di conseguenza anche i tessuti connettivi verticali che tengono la “pelle tirata” (l’uomo li ha obliqui e sono più resistenti) a causa del mancato nutrimento e della carenza di collagene perdono di elasticità e vengono danneggiati. La perdita di tono degli spazi e la riduzione dei capillari, con conseguente accumulo di acqua, dovrebbe essere il primo fattore da tenere in considerazione e su cui lavorare piuttosto che preoccuparsi dell’acido lattico. L‘acidificazione nei capillari che circondano il muscolo fa sì che questi rilascino ossigeno creando uno stato di ipossia. E se l’ipossia è considerata un male per certi aspetti, nel momento in cui è la responsabile della creazione di nuovi vasi sanguigni, diventa la nostra nuova alleata. Questo processo si chiama angiogenesi. Per necessità e mancanza di ossigeno a causa di un allenamento veloce intenso e con poco recupero, il corpo crea una nuova rete di capillari.

Nuovi vasi, forti ed elastici per riportare nutrimento ai tessuti, migliore sintesi proteica e aumento dei segnali elettromiografici e reclutamento delle fibre del muscolo.

E l’acido lattico e l’infiammazione?

Confrontati al beneficio che si ha con la capillarizzazione, sono solo eventi passeggeri sui quali si può intervenire facilmente con alimentazione, integrazione antinfiammatoria e alcalinizzanti dei tessuti come i citrati (Ave ph sport). Ovviamente bisogna iniziare per gradi con i neofiti. Il gonfiore iniziale da infiammazione è fisiologico e passa. A me piace utilizzare più metodi anche nella stessa sessione.

  • Sì all’allenamento di forza con medio basse ripetizioni per stimolare il testosterone e le fibre di tipo 1, facendo attenzione a non toccare certi distretti “di pompaggio” del sangue. I piegamenti che occludono il cavo popliteo (squat, leg extention, pressa fatta in un certo modo etc.) e gli sforzi eccessivi su questo non sono il massimo per la circolazione.
  • Sì all’allenamento più ipertrofico in isolamento per aumentare il GH e i vasi sanguigni. Le nostre colleghe androgine non hanno di questi problemi. Personalmente apprezzo molto un lavoro di forza per la parte superiore e uno più leggero per quella inferiore, o il PHA. Anche per dare armonia alla figura che solitamente è, appunto, a pera. Le donne con estrogeni alti tendono ad avere anche una muscolatura delle gambe ben pronunciata che cresce facilmente, esagerare con i carichi non serve e spesso peggiora le cose. E siamo tutti d’accordo, spero, che l’ipertrofia non avviene solo con grossi carichi e basse ripetizioni.
  • Cardio sì, ma non esagerato. La camminata va benissimo per stimolare il pompaggio dal piede. No alla corsa invece, perché è traumatica. Poi sta a voi valutare in base a quanto state seduti e a quanto state in piedi durante la giornata. L’eccesso di entrambe le cose è deleterio. É chiaro che l’integrazione per estrogeni, circolazione e stimolazione del collagene è fondamentale. Per certe cose bisogna agire con precisione ricostruendo dall’interno.

Quindi in primis dovremo assumere antiossidanti per i radicali liberi e stimolatori del collagene, quali Q10, betacarotene, omega 3, collagene marino, glucosammina, magnesio (che con la vit C è un coadiuvante), vitamina C e vitamina E. Injoint, che è considerato un antinfiammatorio per articolazioni è un buon alleato (peccato che non sia vegan) e ph sport ha quasi tutti gli elementi necessari.

Un buon drenante per eliminare gonfiori e tossine è diurout che contiene bromelina, pilosella, tarassaco, ortica etc. Per l’infiammazione e i vasi sanguigni è ottima la curcumina così come la boswellia e la quercitina. Elementi contenuti anche in Injoint. L’integratore perfetto per la circolazione e la cellulite è LinfAID, che contiene Diosmina. Decine di studi confermano l’efficacia di questo ingrediente che, associato al potere dei semi di uva, vit C, ippocastano e centella asiatica, migliora visibilmente il microcircolo delle gambe. Anche la produzione di collagene di cui abbiamo parlato dipende in parte dagli antiossidanti. Per la gestione dell’insulina e la stimolazione dell’ossidazione lipidica (ma non solo) l’Acido Alfa Lipoico, il caffè verde, il the verde, il CLA, Il cromo picolinato, il morus alba etc., sono tutti elementi preziosi che troverete in Dimagra XP, Metilean XP e Blocker. La scelta fra questi dipende dalla propria tolleranza, dal periodo e dallo stadio di partenza. Per gli estrogeni gli isoflavoni della soia come antagonisti.

Per concludere la scienza ci viene in aiuto anche con i macchinari. Sempre per la circolazione sanguigna sono fondamentali i massaggi meccanici. Ci sono manipolazioni in grado di cambiare lo stato di infiammazione e gonfiore, trattamenti con ultrasuoni e infrarossi che stimolano il collagene direttamente nei punti interessati, migliorando così sia lo stato della pelle esteriormente, sia quello della cellulite che come abbiamo capito è data da una carenza di collagene.

 

Silvia Pegoraro 
Personal Trainer
Consulente di nutrizione e integrazione 

Atleta Bikini Fitness

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